Le quantità che annualmente si danno a’ solchi sogliono essere starelli 1200 di frumento, 700 d’orzo, 400 di fave, 150 di legumi, 400 di lino; la produzione più ordinaria è dell’8 per il frumento, del 12 per l’orzo, del 10 per le fave, dell’8 per i legumi. Il lino non rende più in altra contrada, e non offre un prodotto migliore. Si sogliono avere per il lavoro donnesco circa 600 cantara di fibra.
Sono adoperati nell’orticoltura circa 60 starelli di terreno, non poche le specie colte, e molto stimati i frutti copiosi.
La vite è molto fruttifera e se vegeta in luoghi idonei dà frutti di molta bontà, de’ quali può aversi un ottimo vino. Il terreno impiegato in questa coltura non pare meno di 350 starelli, e la vendemmia di litri 120,000.
D’alberi fruttiferi di molte specie e varietà si ha una notevole copia, sebbene debba dirsi, che in questa parte non si adopera molta cura, e che nulla è la diligenza de’ sammughesi per gli olivi e per i gelsi, i quali potrebbero nutrire l’industria serica e dar alle donne lavoro più proficuo che non è la loro opera sul lino.
I piccoli chiusi sono molti, le grandi chiudende pochissime, e tutt’insieme appena un quinto de’ terreni coltivabili, i quali si può tenere che non sorpassino un terzo di tutta l’area territoriale; gli altri due terzi, in molti tratti incoltivabili, perchè nude roccie, restano alla pastura.
Pastorizia. Sono entro i termini di questa contrada abbondanti pascoli per le diverse specie di bestiame, e se fosse maggiore intelligenza se ne potrebbero avere in maggior quantità.
Nel bestiame manso si possono numerare i seguenti capi, buoi per l’agricoltura 630, vacche 350, majali 300, cavalli 180, giumenti 300: in totale capi 1440.
Nel bestiame rude, vacche 1800, capre 3000, pecore 4500, porci 2300, cavalle 120: in totale capi 11,720.
Apicoltura. Questa industria che potrebbe essere molto proficua è quasi negletta e gli alveari sono appena in poche centinaja.
Commercio. I sammughesi fanno il loro commercio con i negozianti della Barbagia e di Oristano, e ottengono dai frutti agrari che posson vendere e da’ prodotti pastorali circa ll. 100,000.
Le donne dalla loro parte per le tele e per i panni che danno al commercio, possono lucrare ll. 10,000.
Religione. La parrocchia di Sammugheo è compresa nella diocesi di Oristano, ed è governata da un parroco, che ha il titolo di rettore, con l’assistenza di altri due preti.
La chiesa maggiore è dedicata a s. Sebastiano martire per voto fatto dopo qualche pestilenza.
Le chiese minori, od oratorii sono dedicati, uno alla
N. D. del Rosario, la quale è contigua alla parrocchiale, l’altro a s. Croce, il terzo a s. Michele, detto in forma catalana san Migueu.
Dal nome di questa chiesa, che fu già la parrocchiale del paese, come provasi da scritture antiche, questo prese il nome che conserva ancora. Indi dovrebbe dedursi il suo principio non molto lontano, ed io lo porrei dopo la distruzione del Giudicato di Arborea, e probabilmente nel tempo de’ marchesi di Oristano, e segnatamente quando dominava l’Alagon, se pure la popolazione che era in qualche sito non lontano non siasi trasmutata presso questa chiesa.
Fuori del popolato a mezzo miglio di distanza trovasi la chiesa di s. Basilio, dove si celebrava nel primo giorno di settembre la festa di detto santo, e si tiene fiera e corsa di cavalli con grande affluenza di gente da’ luoghi e dipartimenti vicini, e di mercanti accorrenti da diverse parti con molti generi esteri e coloniali.
Il cemitero è fuori della popolazione, attiguo all’antica parrocchia di s. Michele, alla parte meridionale.
Antichità. In questo territorio sono in gran numero i nuraghi, e alcuni meno disfatti degli altri. Tra essi è notevole il nuraghe Longu, così detto per la sua singolare altezza. Esso trovasi a due miglia e mezzo dal paese verso tramontana, e posto in una eminenza è visibile da lungi.
Popolazioni estinte. A poca distanza dal paese trovansi vestigie di antiche abitazioni, e pare fossero casali, o porzioni di qualche comune.
Sono notevoli le rovine che si vedono a ponente del paese nel luogo detto Morosmeres, dove sussistono ancora le mura della chiesa parrocchiale denominata da s. Gemiliano, e si rinvengono molte monete d’oro e di rame dell’epoca romana, dalle quali accrebbesi la raccolta numismatica del museo di Cagliari.
Era pure abitato il luogo di s. Maria, così detto dalla chiesa parrocchiale, di cui restano ancora le mura, essendo intorno alla medesima molta quantità di rottami, e apparendo molte vestigie di case. Nelle tradizioni del paese non è nessuna memoria del tempo, in cui si spensero quei popoli e per quali cause.
Castello di Medusa. Nella punta più meridionale della notata massa montuosa del territorio di Sammugheo che il fiume Aragi delinea quasi nella forma di un pollice trovasi quest’opera del medio evo, ragguardevole per il lavoro, ma difficilmente accessibile per causa del fiume e per la natura stessa del luogo. Chi vi potè penetrare ne lodò le ampie sale, e gli ornamenti, onde si dedusse che appartenesse a qualche personaggio assai potente.
Di questo castello non è alcun cenno negli scritti finora conosciuti del medio evo, e nè pure nelle infeudazioni.
Il nome mitologico, con cui è appellato, forse non è quello che aveva ne’ tempi, quando era abitato, ed è probabile che sia stato così riformato nella pronunzia del popolo, o da quelli che credettero trovare un indizio di quella Medusa, figlia di Forco, re di Sardegna, che il Fara, in sulla fede del Bergamense, dice aver regnato in Sardegna per anni 28, e celebra siccome bellissima di tutte le donne di sua età, secondo l’autorità d’Isacio, e aggiunge ricchissima, e piena di forza, della quale dava prove maravigliose nelle frequenti caccie.