La Cassazione, con una sentenza che fa molto discutere, ha stabilito che fumare marijuana per i "rasta" contribuisce a migliorare la meditazione e la capacità di preghiera. La suprema corte ha annullato la condanna per un uomo che era stato trovato in possesso di un etto di erba, ma si era dichiarato "rasta".
Comprensione a maglie larghe, da parte della Cassazione, per i seguaci della religione etiopica ortodossa rastafari - convinti dell'incarnazione in Gesù dell'imperatore Haile Selassie, il "Cristo Nero" - che detengono marijuana in abbondanza per fumarla a fini "meditativi" e migliorare la capacità di preghiera. La Suprema Corte ha, infatti, annullato con rinvio la condanna - a un anno e quattro mesi di reclusione e quattro mila euro di multa - emessa dalla Corte di Appello di Perugia, nel 2004, nei confronti di Giuseppe G. di 44 anni, sorpreso durante un controllo dei carabinieri mentre dormiva in un'auto, posteggiata in una piazzola autostradale, con un etto d'erba a bordo. Senza successo, sia in primo che in secondo grado, l'uomo aveva sostenuto che la marijuana era tutta per uso personale in quanto lui era un "rasta" - come Bob Marley, profeta reggae del rastafarianesimo e grande fumatore di spinelli - e il suo credo gli consentiva di fumare fino a dieci grammi al giorno per concentrarsi meglio. Per i giudici di merito quel quantitatvo - 97 grammi, per la precisione - non poteva passare per la "modica quantità" consentita dalla legge ma era sintomo che Giuseppe spacciava. Ma a Piazza Cavour, il "rasta" ha finalmente trovato ascolto e considerazione per i suoi precetti religiosi. In particolare la Suprema corte - con la sentenza 28270 della Sesta sezione penale - ha ritenuto "fondato" il suo ricorso e ha rimproverato la Corte di Perugia per non aver considerato "la religione di cui l'imputato si è dichiarato praticante" escludendo, di conseguenza, che potesse detenere così tanta marijuana - sufficiente per 70 spinelli - per uso personale. Proprio gli 'ermellinì spiegano che "secondo le notizie relative alla caratteristiche comportamentali degli adepti di tale religione di origine ebraica, la marijuana non è utilizzata solo come erba medicinale, ma anche come erba meditativa, come tale possibile apportatrice dello stato psicofisico teso alla contemplazione nella preghiera, nel ricordo e nella credenza che l'erba sacra sia cresciuta sulla tomba di Re Salomone, chiamato 'il Re saggiò e da esso ne tragga la forza". La Cassazione - in sostanza - ha rimproverato la Corte umbra per aver condannato Giuseppe solo sulla base del "semplicistico richiamo al dato ponderale della sostanza" trascurando di valutare le sue "modalità comportamentali" di seguace del 'Cristo Nerò. Adesso toccherà alla Corte d'Appello di Firenze riesaminare la vicenda perché i supremi giudici - nonostante la Procura del 'Palazzacciò avesse chiesto la conferma della pena - hanno annullato, con rinvio, la condanna di Giuseppe. Lo scorso 24 aprile, le Sezioni Unite di Piazza Cavour - dopo alcuni verdetti antiproibizionisti emessi sempre dalla Sesta sezione penale che si conferma, anche oggi, come anima 'liberal' della Cassazione - avevano detto 'nò alla coltivazione domestica anche di una sola piantina di 'marià. Adesso - in contrasto con l'orientamento rigido sposato dal Primo presidente Vincenzo Carbone - sembra essere scattata una nuova controffensiva delle toghe favorevoli alla depenalizzazione dei reati legati al consumo delle droghe leggere. Dal centrodestra si sono subito levate le critiche di Maurizio Gasparri, Isabella Bertolini e Luca Volontè, seguite da quelle del Dipartimento per le politiche antidroga. Unica voce a favore quella del radicale Marco Perduca che, ironicamente, ha invitato i fumatori cattolici a trovare un santo cui votarsi.