'Dignità parità e laicità'. Sono queste le parole d'ordine della manifestazione che si è svolta ieri nel capoluogo emiliano. Più sobria e meno eccentrica di quelle precedenti
Un serpentone di 50 mila bandiere ha invaso Bologna nella giornata di ieri. Si tratta del gay pride, manifestazione capace di animare un'intera città con bandiere arcobaleno, cartelli pro laicità, carri musicali. In prima fila uno striscione con le parole d'ordine della manifestazione: 'Dignità parità e laicità'. Davanti Vladimir Luxuria, acclamata reginetta del Pride in corpetto nero, gonnellino bianco e una tiara in testa. Accanto Marcella Di Folco, leader del movimento transessuali italiani che invece si è vestita di nero in segno di lutto. "E' in lutto la democrazia, con l'avvento del partito delle libertà è morta", ha sentenziato. Anche per questo, forse, quello visto a Bologna è stato un Pride più sobrio e meno eccentrico dei precedenti. Non sono mancate parrucche, travestiti su arditi tacchi a spillo, un uomo con il sedere all'aria, un omone vestito da suora con la scritta 'Sorella Carfagna del sacro ordine dell'omofobia’ fino a un vezzoso striscione di pizzo rosso con lo slogan 'Ci riguarda tutte’. Ma a prevalere è stata la sobrietà con un trenino targato 'Famiglie arcobalenò pieno di bambini, un mini raduno di motociclisti del Coordinamento moto gay lesbiche, e ogni tanto bandiere della Spagna, nazione simbolo delle libertà omosex. "In effetti di travestite ce n'erano pochissime - ha confermato Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay - evidentemente si sente che c'è meno da scherzare e perciò questo è un Pride più politico, più consapevole". Eppure nel momento in cui il movimento gay chiede di diventare un soggetto politico autonomo, a mancare sono proprio i politici. Pochi i nomi famosi, oltre a Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, Vittoria Franco, ministro 'ombra’ del Pd, Paola Concia dello stesso partito e Alfonso Pecoraro Scanio dei Verdi. "Sicuramente i partiti sono più lontani - ha evidenziato Mancuso - ma la politica la fanno anche i movimenti". D'accordo Franco Grillini, ex deputato e storico leader del movimento omosessuale: "Ormai da tempo quelli che sono in Parlamento hanno abbandonato la battaglia per i diritti politici, ma il Gay pride è una festa della politica".