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Cronache dalla Sardegna
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Nino Cherchi: «Non può essere vero»

Nino Cerchi, condannato per una sanguinosa rapina, estorsione e altri reati, era uscito dal carcere nel 1979. Agli investigatori: «Lì ci sono i corpi delle persone che ho ucciso»

Solo Nino Cherchi conosce il prezzo della frase con la quale ieri ha accolto i carabinieri: «Sono a vostra disposizione, lì ci sono i cadaveri delle persone che ho ucciso». Ha atteso i militari dentro il seminterrato della sua casa di via Austria, poi si è consegnato confessando il duplice omicidio. Lui, che ha utilizzato buona parte della sua vita per uscire da un incubo giudiziario fatto anche di incriminazioni basate sul nulla. Nino Cherchi, tante volte prosciolto in istruttoria o assolto. Quindi condannato per rapina, estorsione ed altri reati. Cumulo di pene cancellate nel 1979 da un provvedimento dell'allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Galera e tribunali, calunnie feroci, l'accusa infondata di avere ucciso un poliziotto (per incastrarlo anche la sostituzione della canna di un mitra) le articolazioni di un lungo supplizio. Questa volta è diverso. «Sono a vostra disposizione» ha detto Cherchi. È stato lui a cercare i carabinieri, disperato. La battaglia per essere un uomo libero è persa.

SCONFITTO «Non è possibile, è una tragedia. Non può essere vero, non può essere». Le parole della resa di Nino Cherchi sono queste, mentre i carabinieri preparano tutto per il primo incontro informale con il suo difensore. L'avvocato Pietro Cherchi entra in caserma poco dopo le 17, è il nipote dell'orunese. «Sì - dice il legale - è una tragedia. Non ho altro da aggiungere». Il pubblico ministero Riccardo Rossi praticamente ha già chiuso il caso, le indagini saranno veloci. Invece per Nino Cherchi ricomincia tutto da capo, è il ritorno al passato. I colpi di pistola esplosi nell'appartamento di via Austria hanno cancellato due vite e riportato indietro le lancette dell'orologio. Di nuovo la manette, la prigione, foto segnaletica, una cella.

DUE MORTI Cherchi avrebbe raccontato di essere stato aggredito ieri mattina. Il suo difensore non conferma. Sembra però che nell'appartamento di via Austria, prima degli spari, si sia arrivati alle mani. Un furibondo litigio per questioni di affitto e due giovani albanesi sono stramazzati sul pavimento. L'orunese si è allontanato dalla stanza dove aveva appena sparato ed è sceso in una cantina. Forse mentre si spostava nella casa del duplice omicidio avrà pensato alla sua storia arricchita da un nuovo tragico e beffardo capitolo.

LA GALERA A VENT'ANNI I problemi con la giustizia sono iniziati subito per Nino Cherchi. Nato nel 1941, a 19 anni viene accusato di omicidio e arrestato. In Corte d' Assise arriva l'assoluzione per non aver commesso il fatto. Nel 1962 finisce di nuovo sotto processo, assolto dall'accusa di furto, resta in piedi una estorsione. Un anno dopo altre accuse, la Cassazione lo condanna definitivamente a 9 anni di reclusione, tra le contestazioni, una rapina. Successivamente arrivano altre condanne per diversi reati. Viene prosciolto in istruttoria dalla accusa di avere rapinato un night ad Alghero, è il 1964. Tra il 1965 ed il 1966, finisce nelle indagini su alcuni conflitti a fuoco tra malviventi e forze dell'ordine: sempre prosciolto in fase di istruttoria. Nel 1967 viena accusato di avere sparato contro i carabinieri a Benetutti, le contestazioni subito. Sempre nello stesso anno, per Nino Cherchi c'è una nuova indagine che riguarda armi da guerra e munizioni. La persona che accusava l'orunese viene condannata per calunnia. Anche questo processo si conclude con una assoluzione.

LE ACCUSE DI OMICIDIO Il 1967 è un anno terribile. Viene tirato in ballo per l'omicidio di Pompeo Solinas, la persona che lo indica come responsabile del delitto finisce davanti ai giudici e condannato per calunnia. Non è finita. C'è anche la storia di un poliziotto ucciso nel novembre dello stesso anno in un conflitto a fuoco. Per incastrare Cherchi viene sostituita la canna di un mitra. Le indagini faranno emergere un'altra verità, la raffica partì dall'arma di un collega della vittima. Ci sono anche le condanne. Ma dal 1979 Cherchi aveva iniziato una vita nuova, finita ieri mattina nell'appartamento di via Austria.

ANDREA BUSIA

 
 
 
 
in collaborazione con Immobiliare.it
 
 
 
 
 
 
 
 
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