Al motto di “Giù le mani dalle nostre sorgenti” i cittadini hanno presidiato il Municipio per impedire l'ingresso ai funzionari di Abbanoa incaricati di rilevare la gestione del servizio idrico.
Alle 9 il Comitato cittadino “S'Acqua de bidda nosta no si toccara” è già riunito davanti all'ingresso del Municipio, nella via principale di Fluminimaggiore. Il picchetto contro Abbanoa, all'ingresso del portone della palazzina municipale, inizia alcune ore prima dell'arrivo dei dirigenti della società regionale. Per le 13, infatti, è attesa in Comune una delegazione che, dovrebbe requisire gli elenchi dei cittadini che usufruiscono dell'acqua, del servizio idrico. I cittadini non sono disposti a farli entrare e stringono tra le mani cartelli e striscioni, che recitano slogan contro il gestore regionale degli impianti idrici in Sardegna.
GLI SLOGAN “L'acqua di Flumini non si tocca”. Oppure “No ad Abbanoa e si ad Abbanostra“. ancora, “Qui Abbanoa non entrerà mai”: sono gli slogan espliciti della protesta. Perché l'intenzione del Comitato, che da alcuni anni difende la gestione comunale dell'acquedotto, è quella d'impedire che i funzionari di Abbanoa entrino negli uffici comunali. «Non entreranno mai - dicono - ci opporremo usando la forza». Nel frattempo arrivano centinaia di cittadini che, si uniscono per dire un «no secco ad Abbanoa». La rabbia è tanta. E il motivo è ormai noto. Fluminimaggiore è un paese che di acqua ne ha da vendere. L'acqua arriva alle case per caduta dalla fonte di Pubusinu, una grossa sorgente carsica, da dove sgorgano circa 400 litri al secondo. La rete idrica è stata rifatta completamente dal comune a metà degli anni '90.
LE TARIFFE Per questo gli abitanti del paese minerario, pagano l'acqua consortile soltanto 15 centesimi al metro cubo. Con l'arrivo del gestore unico regionale e l'applicazione delle tariffe unificate, il prezzo dell'acqua in bolletta potrebbe lievitare fino ad arrivare a un euro e 70 centesimi al metro cubo. «Questa è veramente un'ingiustizia - esordisce un gruppo di cittadini - anzi, è una vera e propria truffa legalizzata, che dimostra che l'acqua in Sardegna, più che dare a bere, ha dato e continua a dare da mangiare a parecchi faccendieri che, continuano ad arricchirsi sfruttano un bene indispensabile per la Comunità».
La vecchia gestione comunale, nonostante il prezzo applicato sia molto vantaggioso per i cittadini, ha sempre prodotto degli utili per le casse del comune. Non a caso, infatti, a guidare il folto gruppo di manifestanti, ci sono anche gli amministratori con in testa il sindaco Piero Massa e l'assessore Nando Pellegrini. Tra loro, anche il sindaco di Domusnovas Angelo Deidda, arrivato per sostenere la battaglia della Comunità fluminese.
MAI CON ABBANOA «Ribadiamo la nostra contrarietà al passaggio dell'acquedotto ad Abbanoa - spiega il sindaco Massa - e continueremo a lottare per gestirci ancora la nostra acqua». Alle 14, dei funzionari di Abbanoa neanche l'ombra. La discussione, si sposta quindi nella sala consiliare. Nell'ingresso del Municipio però, rimane sempre di guardia un gruppo di manifestanti. «Abbanoa non ha titolo per gestire le nostre sorgenti - spiega Angioletto Deidda - per questo non può impossessarsi del vostro acquedotto». Interviene infine, l'assessore Pellegrini. «Pagare l'acqua al prezzo di Abbanoa - dice - significa aggravare maggiormente la nostra situazione economica. Abbiamo già avuto un colloquio col governatore Cappellacci, speriamo ci dia una proroga per continuare a gestire le nostre sorgenti. Per questo, il 25 saremo ancora una volta a Cagliari».
FEDERICO MATTA