Il fosco presagio dei lavoratori: non ci fidiamo degli americani
Una lunga giornata romana, per difendere il posto di lavoro: per i lavoratori dell'Alcoa la conclusione è però drammatica
dal nostro inviato
LORENZO PIRAS
«Non ci fidiamo, vogliamo impegni scritti». La tensione è tangibile, la rassegnazione ha affossato anche la speranza. I lavoratori Alcoa, dopo il vertice a Palazzo Chigi, manifestano tutta la loro disperazione: è ciò che resta di una protesta che doveva finire in festa per il lavoro, non con l'ennesima fumata nera sul futuro della fabbrica di Portovesme. Falò, cassonetti in fiamme, razzi di segnalazione lanciati verso le forze dell'ordine in tenuta antisommossa davanti a Montecitorio, sono l'epilogo della giornata che segna il fallimento delle trattative con la multinazionale dell'alluminio. «Il Governo ha dato le garanzie che l'azienda chiedeva per scongiurare la cassa integrazione e il blocco degli impianti», commenta Bruno Usai, della Rsu, «ma non è bastato per convincere Alcoa». È la fine drammatica di una giornata intensa.
LA LOTTA L'invasione della capitale va in scena tra fischi assordanti, petardi che esplodono all'improvviso tra la folla, fumogeni colorati e decine di bandiere dei sindacati. I caschetti battuti ritmicamente sui sampietrini fanno capire ai romani che i quattrocento operai arrivati dalla Sardegna e i duecento dagli impianti veneti di Fusina con le bandiere della Serenissima non scherzano. Non è un caso che la città eterna sia blindata. Carabinieri e polizia sono presenti in forze fin da piazza Venezia. Piazza Colonna è inaccessibile. Appena messo piede in via Del Corso, una volta scesi dai nove autobus, gli operai danno un saggio della loro rabbia. In serata la scheggia di un mortaretto ferisce lievemente due parlamentari: Anna Paola Concia (Pd) a una gamba e Salvatore Bonadonna (Prc) a una mano. Ma basta la borsa del ghiaccio. Intanto, davanti all'obelisco gli operai accendono un falò, va a fuoco qualche cassonetto dei rifiuti: la serata sarà caldissima, nonostante la temperatura prossima allo zero e la prospettiva di una notte di guerriglia.
IL CORTEO «Siamo qui per il lavoro che gli americani ci vogliono portare via». Elvio Muscas, 50 anni, in fabbrica da trentadue, ricorda che con i 1.400 euro mensili guadagnati come turnista riesce a mantenere «la famiglia, moglie e due figli». Un suo collega della Rsu ricorda: «L'ultima volta che sono venuto a Roma era per salvare il salario». Anche allora, ed era il 1996. Prima che Alcoa comprasse, quando a voler andare via era l'Alumix. «Ma una soluzione, alla fine, si trovò. Ora che ne sarà di noi?».
IL VIAGGIO Neppure il mare mosso ha fiaccato gli operai che, con il traghetto, hanno raggiunto Civitavecchia. L'attracco in leggero ritardo, poi la colazione offerta in banchina dalla gente, a testimonianza di una solidarietà che non conosce confini. L'arrivo nel cuore della Capitale alle 13,37: scortati dagli agenti hanno raggiunto piazza di Montecitorio. Davanti alla Camera, nello spazio protetto da transenne c'erano 300 sacchetti pieni di panini imbottiti. «Questo spazio lo chiamano il lacrimatoio», fa notare Matteo Cogotti, 21 anni. Intanto le casse acustiche allestite su un camion diffondono musiche folk sarde. A Palazzo Chigi inizia il vertice e Matteo Tocco, 23 anni, viene a sapere che al tavolo siede anche il ministro Brunetta: «Non voglio essere un bamboccione, che lo sappia».
I POLITICI Nel pomeriggio sfilano i politici. C'è il capogruppo del Pdl in Consiglio regionale Mario Diana e, accanto a lui, Claudia Lombardo, presidente dell'assemblea. Si avvicina anche il ministro della Difesa Ignazio La Russa. C'è l'opposizione, con il deputato Paolo Fadda e Giulio Calvisi, c'è il senatore Francesco Sanna, il segretario del Pd Silvio Lai. Con loro il segretario nazionale del Pd Pierluigi Bersani, il leader Idv Antonio Di Pietro e l'ex ministro del Lavoro Paolo Ferrero. Quindi i sindacalisti: «Qui è in gioco il futuro di un territorio», dice Giovanni Matta (Cisl), «Alcoa deve essere chiara», aggiungono Andrea Cuccu, segretario provinciale Uil del Sulcis e Franco Bardi, Cgil. A Roma è notte fonda e gli operai sono delusi e esasperati.