Gli applausi se li aspettava negli affondi alle "posizioni discriminatorie, vagamente razziste" della Lega e nella difesa della laicità dello Stato. Il presidente della Camera Gianfranco Fini, è accolto dal popolo del Pd alla Festa al Porto Antico di Genova
E poi che, tra le strette di mano, alla fine di quasi due ore di intervista, si facesse avanti il signor Gianfranco Fini, omonimo ma di dichiarata fede democratica. Dopo il forfait dei ministri in polemica con gli organizzatori, Fini è l'unico esponente di centrodestra, insieme al presidente del Senato Renato Schifani, a partecipare alla festa del Pd. Ma è soprattutto con il presidente di Montecitorio che il Pd ha feeling dall'inizio della legislatura e per questo il suo arrivo a Genova è atteso da una sala quasi piena. L'ex presidente del Senato Franco Marini fa gli onori di casa, cosciente che l'attualità politica darà un ruolo di primo piano alle parole di Fini, silente per tutta la pausa estiva. E il primo affondo arriva subito sul tema dell'immigrazione: "E' positivo che la Lega abbia smentito la Padania sulla revisione del Concordato. Sull'immigrazione sono in ballo diritti universali e affrontare la questione sulla spinta emotiva è un approccio parziale, miope e sbagliato". Fini, che più tardi, parlando dei temi etici, ammetterà di "non avere il dono della fede" si schiera con la Chiesa in difesa degli immigrati. "La Chiesa lancia messaggi di carattere universale, non può essere piegata alla propaganda da comizio di periferia", attacca difendendo il diritto all'accoglienza e censurando "posizioni xenofobe, discriminatorie e vagamente razziste". Parole che suonano come presa di distanza dal Carroccio e come monito al Pdl che non può attuare "politiche-fotocopia". Anche perché il problema della Lega è "guardare con lo specchietto retrovisore" alla società italiana e non accorgersi, sostiene il presidente della Camera riferendosi alla polemica sui dialetti, che "il figlio di Balotelli parla in bresciano" e che i figli di pakistani vincitori degli europei di cricket "sono orgogliosi di essere italiani". Per Fini l'Italia non è più quella di vent'anni fa nella sua società. Ma anche nelle ideologie. Le "gabbie ideologiche" tra destra e sinistra non esistono più e "di una società tutta ideologica - sostiene l'ex leader di An - francamente non so che farmene". Un proclama che spiega perché Fini non trovi nulla di strano nel fatto che spesso le sue posizioni siano più vicine a quelle dell'opposizione che a quelle di maggioranza. Come, ancora, sul testamento biologico, che il presidente della Camera si impegna a modificare, la sua idea combacia con quella dei laici del Pd. "La polemica laici-cattolici - sostiene quasi in tono di sfida - è artefatta e chi lo fa inquina il dibattito. Non si tratta di fare crociate ma chi dice che sui temi della vita e della morte decide la Chiesa e non il Parlamento per me è un clericale e io dico no".