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Cronaca Italiana
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Lodo Alfano, il giudice Napolitano:
"Attacco Idv una minaccia alla Corte"

"Il furore dell'attacco denigratorio" da parte del leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, nel corso del question time di mercoledì alla Camera dimostra la "volontà di condizionare la Corte costituzionale nella sua futura attività"

A sostenerlo è Paolo Maria Napolitano, il giudice costituzionale che lo scorso maggio ha preso parte alla cena organizzata dal collega della Consulta Luigi Mazzella alla quale erano presenti anche il premier Silvio Berlusconi e il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. In una lettera al Corriere della Sera, Napolitano sottolinea che "la sperequazione tra il fatto contestato e la brutale campagna di aggressione che ne è seguita determinerebbero il convincimento, in chi non si ispirasse al principio del garantismo, che è in atto un tentativo per condizionare la Corte costituzionale nella sua futura attività, intimidendo alcuni dei suoi componenti. L'offensività del linguaggio usato nel question-time costituirebbe più di un indizio della volontà di ottenere questo risultato". Il giudice assicura che durante la cena "non si è parlato affatto" di riforme costituzionali in tema di giustizia, come invece riportato dal settimanale l'Espressò. Napolitano precisa inoltre che "il presidente del Consiglio non è soggetto ad alcun tipo di giudizio da parte della Corte, può solo, come tutti, ricevere un effetto indiretto dalle sue decisioni" e che "il cosiddetto Lodo Alfano è una delle tante questioni che la Corte affronta, non certo la più importante". La richiesta di dimissioni avanzata da Di Pietro nei confronti suoi e di Mazzella viene dunque giudicata da Napolitano una "ingerenza": "Non avendo mai amato i giudizi sommari - sottolinea - mi limito ad affermare che costituisce sicuramente stravolgimento e manomissione dell'equilibrio che il Costituente ha previsto per il funzionamento della Corte chiedere le dimissioni di due dei suoi componenti, entrambi eletti dal Parlamento. Non credevo che nel corso di una seduta della Camera un suo componente potesse esprimersi in questo modo nei confronti della Corte. La ritenevo e la ritengo una ingerenza che il nostro sistema costituzionale non consente e che non solo offende i giudici cui la richiesta è indirizzata ma colpisce la Corte nel suo complesso".

 
 
 
 
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