Monsignor Antonio Maria Vegliò lancia un monito affinchè gli stranieri che arrivano in Italia non siano considerati dei demoni e che non vengano criminalizzati.
Il responsabile vaticano per l'immigrazione, monsignor Antonio Maria Vegliò, chiede che non
vengano demonizzati o criminalizzati gli stranieri. Nel giorno in cui è stato approvato il pacchetto sulla sicurezza, l'esponente della Santa Sede, in un articolo su "Aggiornamenti Sociali", critica chi vede nell'immigrazione "un'invasione dalla quale bisogna difendersi". "Nessuno - spiega il "ministro" dell'immigrazione vaticano - vuole negare agli Stati l'autorità di stabilire le modalità di entrata e permanenza sul proprio territorio", ma non si può dimenticare che questa sovranità "é vincolata "dalla ratifica dei trattati internazionali e dal rispetto di due principi etici: la tutela della dignità della persona" e la convinzione che "tutta
l'umanità, al di là delle distinzioni etniche, nazionali, culturali e religiose, formi una comunità senza discriminazioni tra i popoli". "Abbiamo oltrepassato la soglia del terzo millennio, sono
maturi i tempi" perché la diversità "sia apprezzata come ricchezza". "Del resto, si sa - continua monsignor Vegliò - il provincialismo blocca la speranza, perché marcia contro la
storia. Il fenomeno migratorio sta producendo nuove schiavitù nelle società opulente, spesso senza valori". Insomma, ci si deve liberare della categoria del "nemico", "che demonizza e
criminalizza il forestiero".