Il Viminale replica all'appello degli intellettuali che bollavano il Ddl sicurezza approvato dal Parlamento come "leggi razziali".
L'appello di autorevoli intellettuali contro il ddl sicurezza, apparso su alcuni articoli di stampa ("No al ritorno delle leggi razziali"), è basato su "evidenti falsità", come quella che non sarebbero consentiti i matrimoni misti o che le straniere irregolari non potrebbero riconoscere i propri figli. E' quanto precisa il Viminale.
LE NORME RELATIVE AGLI STRANIERI DELLA LEGGE SULLA SICUREZZA. I contenuti del ddl approvato oggi, sostiene l'ufficio stampa del Viminale, "sono altri e non esiste alcuna norma che introduce il divieto di matrimoni misti; al contrario, le nuove disposizioni sono destinate a contrastare i cosiddetti matrimoni di comodo. Non sarà, dunque, più consentito all'istituto del matrimonio di essere lo strumento per regolarizzare situazioni di clandestinità. L'acquisto della cittadinanza per matrimonio, poi, avverrà non più dopo sei mesi, ma dopo due anni. Sempre nella medesima ottica sarà necessario esibire un titolo di soggiorno valido perché un cittadino straniero possa contrarre matrimonio". "Altra falsità che viene sostenuta - prosegue il ministero - è quella del divieto per le donne straniere irregolari di riconoscere i figli. Al riguardo, si rileva che nessun articolo e nessun comma dei provvedimenti approvati inibisce agli stranieri irregolari di dichiarare la nascita di un figlio. Infatti, in base alla normativa vigente, la donna in stato di gravidanza e fino ai primi sei mesi di vita del bambino non può essere espulsa e per essa è previsto il rilascio del permesso di soggiorno da parte del questore. Inoltre - aggiunge - ferma restando la personale iniziativa del genitore, la dichiarazione di nascita può essere resa anche dal medico, dall'ostetrica o da qualsiasi altra persona che abbia assistito al parto, nell'ipotesi in cui la madre non voglia essere nominata".