Alla guida del partito si candidano sia Franceschini sia Bersani. Nel Pd è scontro sul rinnovamento. Iniziata la caccia al voto: incontro fra D'Alema, Letta e Bindi.
Il candidato giovane ancora non c'è ed i due sfidanti, Dario Franceschini e Pier Luigi Bersani, hanno superato la soglia dei 50 anni. Ma è sul rinnovamento che si apre la prima frattura congressuale nel Partito Democratico, dove ormai è caccia al voto. La sfida, lanciata oggi dal segretario che scende in campo "per non tornare indietro" e per non "riconsegnare il partito a chi c'era molto prima di me", irrita e amareggia l'avversario e provoca perplessità tra chi, come gli ulivisti, trova echi dell'era veltroniana. Per sciogliere la riserva, Franceschini sceglie soprattutto il registro della rottura, "fuori - come afferma - da ogni vecchio schema", con l'intento di "ascoltare chi ha avuto ruoli dal '96 ad oggi, ma di investire in una nuova squadra".
DIBATTITO FRA IL VECCHIO E IL NUOVO. Parole che rischiano di innescare di nuovo un dibattito tra vecchio e nuovo, che già aveva agitato il Pd durante la segreteria di Veltroni. E che infastidiscono avversari, e non solo, mentre sono accolte con favore da chi ha scelto di schierarsi con il segretario.
BERSANI. Bersani evita il commento e si limita a rinviare all'iniziativa del primo luglio, "dove comincerò a parlare di politica rivolgendomi alle nuove generazioni già in campo". Ma chi gli è vicino lo descrive "sorpreso" dall'assenza di proposte in positivo da parte di Franceschini, di idee per descrivere "non solo come non vogliamo il partito ma anche come lo vogliamo". Anche perché, dicono gli uomini di Bersani, "lo scontro tra vecchio e nuovo rischia di essere un boomerang visto che tutti, Franceschini incluso, hanno avuto responsabilità nei risultati, non eccelsi, del partito". Ma è vero che sui giovani punta anche l'ex ministro che stasera ha incontrato il gruppo dei "quarantenni", formato da dirigenti come Andrea Orlando, Andrea Martella e Francesco Boccia, impegnati a verificare le piattaforme dei candidati prima di scegliere con chi stare.
CACCIA AL VOTO. La caccia al voto è di fatto partita e fervono incontri e riunioni per stringere alleanze. Bersani - insieme a Massimo D'Alema e Enrico Letta - oggi ha incontrato Rosy Bindi, che ancora non si è schierata; ma esponenti a lei vicini, come Giovanni Bachelet, esprimono perplessità per il primo 'manifestò di Franceschini, che sembra rispolverare lo spirito del Lingotto. E sul fronte cattolico, gli ex cristiano sociali di Mimmo Lucà dovrebbero a breve dare l'ok all'ex diessino. Ad attaccare apertamente Franceschini ci pensano i dalemiani Nicola Latorre e Barbara Pollastrini, che parla di "un'uscita propagandistica e di scarso stile" visto anche il doppio ruolo ricoperto dal segretario-candidato. Reagisce con orgoglio chi, come Luciano Violante, è identificabile più con il passato che con il Pd: "Il giovanilismo non ci ha portato da nessuna parte, i vecchi avevano un partito più forte". Ma anche chi giovane è, come il lettiano Francesco Boccia e Nicola Zingaretti, chiede la prova dei fatti. "La prima innovazione da realizzare - dice il presidente della Provincia di Roma - sarebbe quella di non fare confusione e di realizzare un congresso basato sulla verità, cioè che abbiamo perso di nuovo le elezioni".