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Le nuove Br preparavano
un attentato a La Maddalena

Le nuove Br preparavano un attentato a La Maddalena Bruno Bellomonte in un'immagine di repertorio (foto: Ansa)

Avrebbero progettato anche un attentato in occasione del G8 che si sarebbe dovuto tenere alla Maddalena le persone arrestate nell'ambito dell'operazione antiterrorismo condotta dalla magistratura romana.

La circostanza sarebbe emersa da una serie di intercettazioni alle quali sono stati sottoposti gli indagati. I reati contestati, a seconda delle posizioni, sono di associazione per delinquere finalizzata al terrorismo, banda armata e detenzione di armi. Dagli accertamenti è emerso che Luigi Fallico avrebbe contattato numerosi esponenti, alcuni dei quali già coinvolti come fiancheggiatori delle nuove Brigate rosse, nel suo progetto di ripristino della lotta armata. Tra i fiancheggiatori contattati, anche uno coinvolto nelle indagini sull'omicidio del giuslavorista Massimo D'Antona, ucciso in via Salaria il 20 maggio 1999. I milanesi coinvolti nell'inchiesta dei Pm Pietro Saviotti ed Erminio Amelio avrebbero avuto legami con alcuni esponenti legati alle Brigate rosse e fatti arrestare negli scorsi anni dal pm Ilda Boccassini.

SICUREZZA. Secondo quanto è emerso dall'inchiesta della procura di Roma che ha smantellato un gruppo di presunti terroristi che si ponevano "in continuità con le Br", la cellula stava studiando i sistemi di videosorveglianza che si stavano mettendo a punto alla Maddalena dove inizialmente si sarebbe dovuto svolgere il G8, poi trasferito a L'Aquila. Il gruppo di Fallico, secondo chi indaga, "stava studiando un modo di eludere i sistemi di sicurezza".

LA STRATEGIA. Anche legami definiti diretti con la brigatista Nadia Desdemona Lioce, la leader dell'organizzazione sovversiva che ha firmato gli omicidi di Massimo D'Antona e Marco Biagi. E' quanto emerso nell'inchiesta della procura di Roma sul tentativo di riannodamento delle fila della lotta armata. I contatti diretti, secondo gli inquirenti e gli investigatori della Digos di Roma, erano tra Luigi Fallico, considerato il capo del gruppo smantellato oggi, e la stessa Lioce. L'inchiesta giudiziaria è nata anche dallo sviluppo dei contenuti di alcuni documenti sequestrati a due Br, Roberto Morandi e Cinzia Banelli (quest'ultima si è pentita), e monitorando i "contatti dialettici" tra gli stessi brigatisti ed la galassia del "movimento rivoluzionario". Analogie tra le Br ed il gruppo di presunti terroristi arrestati oggi emergono, secondo le indagini della Digos, anche nel modus operandi adottato dagli arrestati. In particolare, gli indagati evitavano di parlare al telefono dei loro propositi nel timore di essere intercettati, ma si limitavano a fissare appuntamenti, secondo la consolidata prassi brigatista dei cosiddetti "recuperi strategici", per discutere delle loro finalità politiche

GLI ARRESTATI. Era l'ex br Luigi Fallico, 57 anni, soprannominato "il corniciaio", il capo della cellula di presunti terroristi che secondo gli inquirenti "si poneva nel solco di continuità della Brigate Rosse". Fallico è stato arrestato a Roma in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Maurizio Caivano su richiesta del coordinatore del pool antiterrorismo della procura di Roma Pietro Saviotti e del pm Erminio Amelio. In carcere anche Bruno Bellomonte, 60 anni, arrestato dalla Digos di Roma mentre era a Roma per incontrare Fallico. Misura cautelare in carcere anche per Beniamino Vincenzi, 38 anni, anche lui arrestato nella capitale. A Genova è stato arrestato Riccardo Porcile, 39 anni e fermato su richiesta dei pm Gianfranco Zoia. Ai domiciliari è finita una sesta persona in relazione alla età avanzata. Oltre alle misure cautelari nell'inchiesta vi sono 15 indagati tra cui Ernesto Morlacchi, figlio dell'ex Br Pierino Morlacchi. Per tutti le accuse sono di banda armata, associazione eversiva ed armi. Secondo quanto si è appreso molti incontri si sono svolti nella bottega romana di cornici di Fallico come risulta da intercettazioni ambientali.

SARDO ARRESTATO. E' un dirigente del movimento 'a Manca pro d'Indipendentzià il sardo arrestato a Roma dalla Digos nell'ambito di un'operazione antiterrorismo. Si chiama Bruno Bellomonte ed è componente del 'Direttivu Politicu Natzionalè dell'organizzazione. L'ha reso noto lo stesso movimento, spiegando che dalle notizie frammentarie ricevute l'accusa a suo carico sarebbe di partecipazione a banda armata e associazione sovversiva. "A Manca pro s'Indipendentzia, organizzazione comunista indipendentista in lotta per l'indipendenza nazionale della patria sarda e per la liberazione del Popolu Traballadore Sardu, rivendica con forza - si legge in una nota - l'appartenenza del compagno Bruno Bellomonte alla propria e solo alla propria struttura organizzativa e al Movimentu de Liberazione Natzionale Sardu più in generale. Il compagno si è sempre distinto nelle lotte anticolonialiste ed indipendentiste che l'organizzazione a Manca pro s'indipendentzia ha in questi anni portato avanti per la liberazione nazionale e sociale del nostro popolo; la sua eccellente condotta rivoluzionaria è sempre stata alla luce del sole e non ha mai avuto alcunchè di clandestino nè di armato".

INTERCETTAZIONE. Parlando dell'organizzazione dell'attentato al G8, Fallico, intercettato il 16 dicembre 2008 spiega: "Bene o male un pò di tecnologia ce l'abbiamo se uniamo le intelligenze....". L'ex esponente degli Ucc poi si sofferma sulla necessità di effettuare sopralluoghi in Sardegna: "Ci deve andare uno tranquillo, pulito, affittano una casa". Poi i due arrestati ipotizzano anche di ricorrere a telecomandi: "Lo stavo pensando io ce l'ho sta fissa un pò, per i modellini", dice Fallico. E Bellomonte si dice d'accordo: "Anche io ci ho pensato a casa: 49 hertz possono anche arrivare a fare uno grande a due chilometri, a due o tre chilometri il più grande. Io in quella zona la conosco abbastanza bene".

‘UN BR MUORE BR’. "Un brigatista non va in pensione, un brigatista muore brigatista". Così parlava in una intercettazione ambientale Luigi Fallico, romano ex terrorista delle Unità comuniste combattenti (Ucc), soprannominato 'il corniciaio’, e capo del gruppo di presunti terroristi che secondo gli inquirenti della procura di Roma "intendevano porsi nel solco delle Br" e ricostituire il Partito comunista combattente. Tra i quindici indagati vi sarebbero alcune persone dell'area milanese che dopo l'inchiesta del pm Ilda Boccassini sulle nuove Br si sarebbero "autocongelati". La Digos ha anche sequestrato numerose armi: una mitraglietta fabbricata in Croazia, bombe a mano e pistole con relativi munizionamenti, micce e detonatori. L'inchiesta è cominciata due anni fa ma, sottolineano gli inquirenti, a differenza del 1999 - quando le Brigate rosse colpirono con l'attentato mortale a Massimo D'Antona e si riproposero dopo anni di silenzio sullo scenario della lotta armata- le attività di investigazione hanno consentito di monitorare "sul nascere e sul crescere" questo gruppo. Dal materiale sequestrato gli inquirenti stanno cercando di capire se il gruppo ha compiuto rapine di autofinanziamento. Sicuramente il sospetto è quello che tentavano di "ripulire" denaro di provenienza illecita.

 
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