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Cronache dalla Sardegna
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Saras, riprende la produzione
Gli straordinari restano bloccati

Saras, riprende la produzione Gli straordinari restano bloccati FUNERALI OPERAI SARAS

Oggi riprende la produzione nella raffineria ma gli operai hanno già fatto sapere che bloccheranno gli straordinari e non lavoreranno oltre le otto ore. Sabato almeno tremila persone a Villa San Pietro per i funerali dei tre operai. Il capo dello Stato ha inviato una corona di fiori. Presenti anche il sottosegretario Viespoli, Cappellacci e Franceschini

La messa è finita, dice l'arcivescovo Giuseppe Mani. Risuonano le note dell' Ave Maria di Schubert. Massimo Moratti si alza dalla panca in prima fila: supera le tre bare coperte di fiori, sale di slancio i pochi gradini e raggiunge, accanto all'altare, le famiglie di Gigi, Daniele e Bruno. Sono padri, madri, fratelli, sorelle, fidanzate, figli e figlie degli operai morti martedì alla Saras: schiantati dal dolore, sopraffatti, ma composti e dignitosi. Moratti li saluta uno per uno, con affetto. Stringe mani, bacia guance, carezza volti. E viene abbracciato, baciato, trattenuto quasi: non sono condoglianze formali, l'emozione è vera, intensa. Davanti a un ragazzo si trattiene un attimo di più: è Luca Melis, fratello di Daniele e, come lui, dipendente della Sarcomi, una delle tante ditte esterne che si occupano della manutenzione per la raffineria di Sarroch. Pochi minuti prima, il giovane aveva preso la parola e dall'altare, dopo aver definito i defunti «i nostri eroi, i nostri angeli custodi» e auspicato che «mai più» si ripetano incidenti mortali sul lavoro, si era rivolto ai Moratti chiamandoli per nome: «Cari Gianmarco e Massimo, mantenete la promessa che ci avete fatto. Noi crediamo in voi, come voi da subito avete creduto in noi». Gianmarco, in realtà, non c'è: è stato male. Massimo però è qui a Villa San Pietro, insieme ad Angelo, il vicepresidente della Saras, e ai massimi dirigenti dell'azienda, e ora parla fitto con lui. Nessuno sa cosa si stiano dicendo, l'amministratore delegato e il dipendente precario della ditta satellite. Forse l'imprenditore sta ribadendo che la manterrà, quella promessa fatta la sera stessa della tragedia alle tre famiglie: turare le falle nel sistema della sicurezza in fabbrica. Proprio Luca, quella sera, aveva spiegato senza troppi giri di parole a Gianmarco e Massimo Moratti cosa comporta, nella quotidianità di chi lavora in raffineria, il sistema degli appalti per le manutenzioni.

Sono almeno in tremila, ai funerali di Bruno Muntoni, Luigi Solinas e Daniele Melis. La grande, fresca chiesa nuova non può contenerli tutti. Almeno duemila seguono la cerimonia dal sagrato, tra corone e cuscini di fiori. Le bare arrivano mezz'ora prima dell'inizio della cerimonia, alle 16,30, salutate dal primo, fragoroso applauso. In chiesa, le camicie azzurre dei colleghi delle vittime (cui è toccato il compito di portare a spalla i sarcofaghi), i parenti e gli amici, le tante autorità.

«Poi vidi i morti, grandi e piccoli, ritti davanti al trono», scandisce il lettore. È l'Apocalisse di Giovanni, quanto mai adatta all'occasione. «Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese»: vangelo di Luca.

«La vita si misura davanti alla Croce», dice l'arcivescovo Mani: un'omelia, la sua, che individua nella tragedia di martedì scorso un esempio perfetto dell'essenza del cristianesimo. «Questi nostri tre fratelli ci insegnano la solidarietà, di più: la fraternità. “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”. Questo è avvenuto». E, rivolgendosi ai familiari, chiamati per nome: «Siete figli e fratelli e padri di uomini che non hanno esitato a donare la vita per la salvezza dei fratelli, proprio come ha fatto il Figlio di Dio».

Dopo l'eucaristia, va al microfono il sindaco di Villa San Pietro, Matteo Muntoni. A tutte le istituzioni chiede di collaborare concretamente col Comune per dare vita a una fondazione che avrà il compito di «verificare annualmente la legislazione in materia di sicurezza sul lavoro» e ricorda il monito pronunciato il 1° maggio dell'anno scorso da Giorgio Napolitano: «È ora di decidere e agire» per porre fine alla piaga delle morti bianche che ogni anno, in Italia, sono più di mille. E non accennano a diminuire.

Conclusa la cerimonia, le bare sono state accompagnate a piedi fino al vicino camposanto. «Ogni volta che passeremo vicino alla raffineria o vedremo di notte la fiamma che si leva dalla ciminiera - li saluta l'arcivescovo - penseremo a voi».

Marco Noce

 
 
 
in collaborazione con Immobiliare.it
 
 
 
 
 
 
 
 
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