di Celestino Tabasso
«Puoi togliere un ragazzo dalla provincia, ma non la provincia da un ragazzo».
Firmato Tiziano Ferro, che dalla provincia è andato a Londra portandosi nello zaino - insieme ai successi e agli incassi di cinque milioni e duecentomila dischi venduti nel mondo - la sua formazione made in Latina. E siccome un'infanzia e un'adolescenza pontine non trascorrono senza lasciare segno, sarà il richiamo del piccolo centro ma da qualche tempo il cantautore non abita più nella capitale british: «È bella ma caotica e sempre più piegata alle esigenze del turismo. Da qualche tempo sono andato a vivere in un piccolo centro nei dintorni: un posto tranquillo, dove posso andare a piedi al lavoro». Una realtà più intima, a misura d'uomo, che lo aiuterà a migliorare le sua capacità di gestione domestica. Anche perché peggiorarle sarebbe difficile, se è vero come è vero che ai suoi esordi come padrone di casa riuscì in un capolavoro di distrazione: far scadere lo zucchero.
Ma se ha tardato un po' a mettere ordine nella dispensa, i lari e i penati li ha sistemati da subito e al posto d'onore: «Il posto in cui sei cresciuto ti resta dentro, è lì che avviene la vera formazione del carattere della persona, è lì che attingi le tue energie. Non è un caso che chi fa cose eclatanti è sempre uno partito da lontano, uno che ha sentito l'urgenza di cambiare e la convinzione di voler fare sempre di più. Spesso le storie più affascinanti partono dalle realtà più piccole». E quindi Latina nel cuore (nonostante nella sua città qualche malevolo abbia condito di calunnie i suoi esordi come pop star globale, blaterando di speculazioni edilizie, droga e qualunque altra menzogna che l'invidia potesse stuzzicare).
È vero, spesso le grandi storie partono da posti piccoli: la sua non fa eccezione, e chi vuole avere un'idea dell'affetto che gli tributano i fan può fare un salto alla Fiera di Cagliari il 19 luglio, ultima tappa italiana del suo “Alla mia età Tour 2009”. Il blitz sardo Ferro dice di attenderlo con ansia: sono finiti i tempi in cui andava sette volte in un mese a Parigi e non riusciva a vedere neanche lo scorcio di una chiesa, stretto tra una canzone e un autografo. Ora no, ora i concerti in posti che gli piacciono sono preceduti da due giornate di ambientazione e da altrettante di decompressione. Quattro giorni da dedicare al sole, al relax e alla buona tavola. Senza esagerare, ovviamente, visto che sa bene quanta fatica costi buttare giù peso. Dopo un'adolescenza più che paffuta, riuscì a perdere 38 chili con una dieta di sua concezione e da allora non ha mai sgarrato.
L’attenzione alle piccole gioie concrete non stupisce in un autore che nei suoi testi se la prende più di una volta con la retorica («Non la sopporto - spiega - ho l'impressione che abbrutisca il mondo, e chi ne fa uso non ha alcuna speranza di entrare tra le mie frequentazioni»). Ma tra le gioie della vita vanno inserite anche le barzellette - vanta un repertorio ampio e continuamente aggiornato - gli scherzi telefonici (ne ha inserito un paio in coda al brano “13 anni” del disco “111”) e le imitazioni: «Le faccio benissimo, se dovessi lasciare la musica e inventarmi un altro lavoro sicuramente chiederei di condurre una trasmissione di imitazioni».
E mentre si prepara alla sua terza metamorfosi professionale - la prima fu quando lasciò gli studi in Ingegneria per darsi alla musica a tempo pieno, la seconda quando allo studio del pentagramma affiancò quello dello Spagnolo, laureandosi traduttore simultaneo - si porta avanti col lavoro. Per il disco che uscirà dopo “Alla mia età” ha già una canzone pronta. È andata così: «Avevo chiesto a Franco Battiato un testo, ma visto che tardava lo composi io e glielo spedii. Lui mi rimandò indietro la canzone con la melodia completamente riorganizzata ma qualche tempo dopo, quando il disco ormai era pronto, mi arrivò un testo scritto dal filosofo siciliano Manlio Sgalambro sulla melodia originale».
Una cosa in meno a cui pensare per la prossima sessione di lavoro nello studio di registrazione. Un ennesimo passo avanti rispetto alla doccia fredda del ’96 quando, sedicenne sconosciuto al pubblico di fuori Latina, Tiziano partecipò a “Caccia alla frase” su Italia Uno chiese un minuto per potersi esibire. Il conduttore Peppe Quintale glielo concesse, ma sul suo futuro come cantante fu molto peggio che scettico. Tredici anni e cinque milioni di dischi più tardi possiamo dirlo: non ci azzeccò.