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Guidonia, catturato il branco
Sei romeni rischiano il linciaggio

Guidonia, catturato il branco Sei romeni rischiano il linciaggio Il momento degli arresti

Quattro di loro stavano tentando la fuga. Sembra che attraverso il nord d'Italia volessero raggiungere di nuovo il loro paese

Forse la fine di un vero e proprio incubo per la ragazza vittima dello stupro giovedì scorso a Guidonia. In sei vengono fermati, tutti giovani romeni. Il più piccolo del gruppo, 20 anni, alla fine confessa dopo una notte di interrogatori. Quattro di loro stavano tentando la fuga. Sembra che attraverso il nord d'Italia volessero raggiungere di nuovo il loro paese. La loro Bmw è stata bloccata ad un casello autostradale di Tivoli, da giovedì scorso presidiato dai carabinieri. Da quel momento l'indagine ha subito una svolta decisiva. In mano ai carabinieri del Comando provinciale di Roma, c'erano già diversi elementi che portavano alla banda. A cominciare dalle tracce lasciate dai due cellulari rubati alle vittime dell'aggressione fino ad un paio di intercettazioni e ad elementi certi come il Dna di almeno uno dei violentatori. Sono state giornate di indagini febbrili e senza sosta: il generale Vittorio Tomasone, comandante provinciale dei carabinieri di Roma, ha più volte sottolineato come l'inchiesta partiva da zero e che doveva essere svolta necessariamente con metodi antichi come l'intuizione e, naturalmente, con apporti supertecnologici. Ecco allora che ai carabinieri del Ros sono state affidate le intercettazioni e le localizzazioni dei telefoni cellulari, che anche da spenti hanno dato i segnali che servivano. A quelli del Ris invece sono spettate le indagini di laboratorio che anche stasera erano in corso su tutti gli elementi e le armi sequestrate la scorsa notte negli appartamenti dove sono scattati i blitz. Che non si dovesse cercare nei campi nomadi e nelle baracche, il generale Tomasone e i suoi uomini lo hanno capito fin dal primo momento. Per questo è scattata la ricerca di chi, in quella zona tra Tivoli e Guidonia, poteva commettere simili reati contando su appoggi di altre persone. Sono state giornate difficili soprattutto per contenere la rabbia degli abitanti dell'hinterland romano pronti "a farsi giustizia da soli". Soprattutto perché lo stupro brutale era avvenuto in un'escalation di violenza che aveva visto prima una giovane barista violentata durante una festa di Capodanno a Roma e poi una donna di 41 anni stuprata da due stranieri, nella zona di Primavalle, a Roma, mentre tornava a casa ed era appena scesa da un autobus. E la giornata di oggi dopo la notizia del fermo dei sei romeni, tutti incensurati e con un'età che varia dai 20 ai 23 anni, si è aperta con la dichiarazione in lacrime della ragazza stuprata a Guidonia: "E' la fine di un incubo, ringrazio i carabinieri".                      

 
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